La storia della trielina è una storia vera, e ci accosta alla figura dell’amico Paolo di “per domani sarai quel che trascorre”.
La paura dei ladri, la notte nella casa deserta, la paura diventa un vuoto dopo il salto sullo scivolo e pervade, si sparpaglia, occupa tutto.
E’ inebetente questa cosa in casa, procura terrore e sfavilla a luce propria, l’ombra della siepe, i vasi sul terrazzo che pare parlino, basta un gatto a sfiorare la ringhiera, il mondo prende velocità frusciante e dentro l’orto, in alto, una fattispecie trema.
Archivio per la categoria ‘prosa’
La storia della trielina- Silvia Molesini
Pubblicato da ac su Novembre 29, 2008
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La donna degli accendini – un racconto di Zop
Pubblicato da ac su Novembre 29, 2008
“Ha da accendere?”
L’uomo le porse un accendino rosso. Xavia si rigirò dall’altra parte come per riparasi dal vento. Il vento portò il rumore dello sfrigolio della pietrina diverse volte.
“Non funziona.”
“Aspetti faccio io.” L’uomo provò a farla attizzare dalle sue mani ma l’accendino era scarico.
“Strano. L’ho comprato ieri.”
La donna sorrise, come a dire non fa nulla, e si allontanò senza parlare rinchiudendosi nel suo cappotto con la sigaretta spenta tra le labbra.
Incrociò una signora che fumava.
“Mi farebbe accendere per cortesia?”
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Capitolo VII Nel mondo arabo e dintorni d’altra natura (”A zonzo per il Mediterraneo”)
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
Qui niente nebbia! Caspita, no! Un puro sole che vi entra nel midollo e persone, migliaia di persone che vanno e vengono, si sdraiano per terra, s’addormentano, si siedono nell’acqua, mangiano quel che trovano, bevono nel cavo della mano, saltano sul tranvai senza pagare, vi domandano due soldi, ve ne rubano dieci, vi chiedono non importa che e si beffano di voi nella loro lingua, persone che arrivano dal deserto per cambiare aria o che vi ritornano per vedere se fa meno caldo, che fanno l’amore con le puttane europee o con le figlie di Maometto, con giovani ragazzi o con le capre, indifferentemente, per sentirsi vivere; che alzano la loro veste bianca per pisciare guardandovi con occhio beffardo o per fare, con una gravità da pontefici, le abluzioni rituali; persone che hanno il diritto di entrare nelle nostre chiese e ingravidare le donne bianche ma che vi dissanguerebbero come maiali se vi immaginaste di oltrepassare la soglia delle loro moschee o afferrare una figlia dell’Islam…
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LA SCATOLA NERA- fernanda ferraresso
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
Gli “aerei” hanno una scatola a bordo, la scatola nera, destinata a raccogliere tutte le informazioni sul viaggio. In caso di sciagura è quella scatola l’eredità lasciata, è quella che viene cercata per sapere ciò che è stato “il passato”, il RIMOSSO.
Sono partita da qui, dall’idea di con-te-nitore e mi sono chiesta cosa ci fosse dentro il buio di un corpo, di tutti i corpi con cui ci incontriamo, scontriamo. Cosa resta, nel corpo, alla fine del viaggio, che sia eredità per chiunque se ne imbatta. Ricordo la mummia tra le Alpi, Otzi: hanno cercato tra le sue viscere i resti dell’ultimo pasto e hanno detto di cosa soffriva, dove provava dolore, se aveva lottato. Eppure, dietro a tutto questo scientifico racconto c’è qualcosa che evade, che oltrepassa la barriera del silenzio e si mostra in tutta la sua forza, la sua profondità arcaica e primordiale che, con quella mummia, abbiamo in comune.
E’ il luogo che raccoglie tutte le memorie del viaggio.
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Highlander
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
“ Il panorama era stupendo e l’atmosfera molto suggestiva. La compagnia non era numerosa, in tutto una decina di persone . Quando arrivammo al castello di Tioram costruito su una piccola isola di roccia, la guida, una bella ragazza italiana dai capelli rossi che abitava a Londra, ci lasciò liberi di ammirare il luogo e, da lontano, i resti dell’edificio che m’incutevano un po’ di timore. Mi misi a girellare guardando l’acqua, commentando la bellezza del panorama con una romana dal carattere molto espansivo. Avrei voluto godere in silenzio di quella magia, ma lei non me lo permise. Non mi lasciò sola un minuto. Infastidita dalle chiacchiere decisi di percorrere la piccola striscia di sabbia per fare una passeggiata in tranquillità. Cercai Giulio e non lo vidi. Il verde dell’erba che incorniciava l’azzurro mi faceva stare bene. C’erano però delle nuvole nere che dall’orizzonte si avvicinavano all’isoletta. Affrettai il passo per arrivare alla strada dov’era posteggiato il pullman. Anche gli altri dovevano avere notato il cambiamento di tempo perché voltandomi li vidi avvicinarsi. Non volevo che mi raggiungessero e affrettai il passo.”
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Oggetti di desiderio – di Giovanni di Iacovo -parte seconda
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
segue dalla prima parte)
LA MIA RABBIA.
Passa poco più di un anno.
Le cose tra me e mio marito andavano bene, anche se mio padre è stato male e per diversi mesi non sono potuta scendere a Berlino. Non ebbi più contatti con Mildred o con il suo circolo. Era gente piacevole, eppure preferivo vivere le mie passioni per i fatti miei. In fin dei conti non mi andava di sbandierare i miei gusti sessuali in circoli, festicciole, meeting e queste robe alla gay pride. La sessualità per me deve restare una questione privata.
Quando squilla il citofono credo che sia, come spesso accade in tarda serata, qualche operaio che va via e vuole salutare mio padre ma sbaglia e scampanella qui all’abitazione invece che all’ufficio.
Invece.
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Oggetti di desiderio – di Giovanni di Iacovo -prima parte
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
Che la materia pensi, è un fatto.
Giacomo Leopardi
IL MIO PRIMO AMORE.
C’erano una volta i suoi testicoli, che si ridussero alle dimensioni di due arachidi. Il suo piede crebbe dal 41 al 47. Steroidi e fiale di Halotestin e di nuovo altri steroidi. Comprò dei teschi di scimmie appena morte dallo zoo e bevve ormoni della crescita dal loro cranio. Si iniettò anabolizzanti alla base collo tentando di beccare direttamente la ghiandola della tiroide.
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Certezze – un racconto di Frank Solitario
Pubblicato da ac su Ottobre 18, 2008
Parcheggiò la macchina.
Ogni sera il momento del ritorno a casa gli riempiva il cuore.
Amava il lavoro; ma quando, dopo aver voltato l’angolo della strada provinciale, intravedeva la sua villetta a due piani, provava un piccolo tuffo al cuore.
Sua moglie, le bambine, una casa, il loro cane Jack. Tutto quello che era una volta solo nei progetti, adesso era realtà.
D’estate, il cane riconosceva il motore della macchina e cominciava immediatamente ad abbaiare festoso per tutto il giardino.
Adesso era inverno e forse se ne stava rintanato nella cuccia.
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“Siracusa” VI Cap. di “A zonzo per il Mediterraneo”
Pubblicato da ac su Settembre 27, 2008
All’alba, si fa vela per Siracusa: la navigazione è favorita dai venti giusti e in paio di giorni si arriva a destinazione. Lo scrittore annota nel suo diario che quando ci si imbatte nelle narrazioni dei grandi viaggiatori dell’antichità e del medioevo, le descrizioni delle città incontrate, sia che si parli di un porto dell’Asia Minore che di una città costiera dell’Estremo Oriente, si assomigliano un po’ tutte: continua a leggere
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Sostiene Pereira
Pubblicato da ac su Settembre 27, 2008
E’ il breve e intenso romanzo datato 1994, di Antonio Tabucchi. Non è mai tardi, per il bello sconosciuto o da rivivere. Viene dalle strade di Lisbona, negli anni ‘40, sulle ali dell’aria atlantica, con quel duetto di parole ogni volta inaspettato: “Sostiene Pereira”.
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