Tutto è vanità

Archivio per 2 Novembre 2008

Byron traduttore della “Francesca da Rimini” di Silvio Pellico

Pubblicato da ac su Novembre 2, 2008

Silvio Pellico è conosciuto per il suo libro di memorie (Le mie prigioni, pubblicato dall’editore Bocca di Torino nel 1832 e tradotto nel giro di pochi mesi in inglese e in francese), ma era considerato dai contemporanei un apprezzato autore di testi teatrali. Nel corso della sua vita, come ricorda nei Capitoli aggiunti alle Mie prigioni (pubblicati nell’edizione parigina del 1843), aveva composto dodici tragedie, di cui otto erano state pubblicate e tre (Francesca da Rimini, Iginia D’Asti e Gismonda da Mendrisio) avevano avuto un buon succeso, mentre una (Corradino) era andata in scena nel 1834 al Teatro Regio di Torino tra fischi del pubblico e contestazioni di tipo politico.

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Bill Viola al Palazzo delle Esposizioni di Roma- viadellebelledonne

Pubblicato da ac su Novembre 2, 2008

Pioniere della video arte, internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi artisti contemporanei, Bill Viola ha svolto un ruolo fondamentale per la consacrazione di questo genere come forma massimamente vitale all’interno del panorama della creazione contemporanea e ha contribuito in maniera determinante al suo sviluppo in termini di tecnologia adottata e contenuti. Da oltre 35 anni, Bill Viola crea videotapes, video installazioni, ambienti sonori e performances di video e musica elettronica, realizzati utilizzando tecnologie sofisticate e innovative. Le sue opere -concepite per immergere totalmente il visitatore nell’immagine e nel suono -coniugano una straordinaria sofisticazione tecnica ad un’assoluta essenzialità formale.

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La signorina a colori – n. 11

Pubblicato da ac su Novembre 2, 2008

Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori, ad esempio.
All’inizio, non l’aveva vista. Si era piantato con Sara e si era trasferito in quell’appartamento tentando di stipare tutto in 45 metri quadri.
Poi si concentrò sulle traduzioni, tra una marchesa che urlava “coltivo questo amore che mi lacera ancora” e il marchese che rispondeva “amore mio avevo paura del sentimento vero che si stava impossessando di me”. Tutto senza una virgola.

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