La storia della trielina è una storia vera, e ci accosta alla figura dell’amico Paolo di “per domani sarai quel che trascorre”.
La paura dei ladri, la notte nella casa deserta, la paura diventa un vuoto dopo il salto sullo scivolo e pervade, si sparpaglia, occupa tutto.
E’ inebetente questa cosa in casa, procura terrore e sfavilla a luce propria, l’ombra della siepe, i vasi sul terrazzo che pare parlino, basta un gatto a sfiorare la ringhiera, il mondo prende velocità frusciante e dentro l’orto, in alto, una fattispecie trema.
Archivio per Novembre 2008
La storia della trielina- Silvia Molesini
Pubblicato da ac su Novembre 29, 2008
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La signorina a colori – n.17
Pubblicato da ac su Novembre 29, 2008


Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori…
… beh, lei faceva storia a sé. Qualcosa raccontava, ma solo accenni. Il tanto che bastava per tener desta la curiosità. Cosine buttate lì, con nonchalance; cosine strane, spesso. Mezze frasi che aprivano scenari improbabili.
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La donna degli accendini – un racconto di Zop
Pubblicato da ac su Novembre 29, 2008
“Ha da accendere?”
L’uomo le porse un accendino rosso. Xavia si rigirò dall’altra parte come per riparasi dal vento. Il vento portò il rumore dello sfrigolio della pietrina diverse volte.
“Non funziona.”
“Aspetti faccio io.” L’uomo provò a farla attizzare dalle sue mani ma l’accendino era scarico.
“Strano. L’ho comprato ieri.”
La donna sorrise, come a dire non fa nulla, e si allontanò senza parlare rinchiudendosi nel suo cappotto con la sigaretta spenta tra le labbra.
Incrociò una signora che fumava.
“Mi farebbe accendere per cortesia?”
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Attesa di Dio di Simone Weil – Recensione di Nicola Vacca
Pubblicato da ac su Novembre 28, 2008

Simone Weil, figura straordinaria e contraddittoria del pensiero filosofico e religioso del Novecento, ha attraversato il suo tempo come una rapida meteora ed ha lasciato in eredità l’originalità e l’autenticità del suo percorso speculativo con il quale ancora oggi bisogna fare i conti.
Scrittrice, irrequieta, indipendente, rifiuta schemi e scuole di appartenenza e dedica la sua breve vita alla ricerca interiore tenace fondata sull’idea di partecipazione, dell’impegno e della testimonianza.
Troviamo Simone, innamorata nella contemplazione dell’intreccio tra vita e pensiero, nelle vesti di insegnante di filosofia, di operaia, di animatrice del dibattito politico, spirituale e filosofico del suo tempo.
Attraverso le sue opere si deduce che la vita è concepita dal suo pensiero come una ricerca continua motivata dal bisogno di fare esperienza, affidandosi alla partecipazione vissuta con intensa emotività.
Dalla riflessione intorno ai suoi scritti, si comprende ancora la grandezza della Weil, la cui conquista spirituale indaga il complesso mondo delle idee e del pensiero, che mostrano l’autentica scelta di libertà in favore della verità.
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La signorina a colori – n.16
Pubblicato da ac su Novembre 28, 2008
Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori…
… apparteneva a quest’ultima, e forse non se ne rendeva neanche conto. E non me ne resi conto neanche io, ma questa è la fine della storia, se mai nelle storie ci siano un inizio e una fine.
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POESIA ARABA/ Non ho peccato abbastanza
Pubblicato da ac su Novembre 28, 2008
Queste tre poesie sono tratte da Non ho peccato abbastanza - Antologia di poetesse arabe contemporanee, Edizioni Mondadori, 2007.
Tutta la raccolta è pervasa da una lucida ed appassionata sensibilità femminile. Versi che risuonano dentro un linguaggio di rottura con la cultura tradizionale dominante, ma allo stesso tempo alla tradizione si rifanno, quando si ricompongono, nel recupero di elementi di distinzione, come quelli rappresentati da Enheduanna poetessa-sacerdotessa sumera vissuta tra il 2285 e il 2250 a.C. capace di essere stata un esempio di “trasgressione” nella sfida e nella opposizione a rigidità e schemi costrittivi.
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Queen Bees
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
La carne che si butta
appassisce vermi sotto il sole
un sole qualunque, dico
ed accade d’inverno come l’estate.
E’ uno spreco senza tempo
questa carne che si getta
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La signorina a colori – n.15
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori…
Questa era la traccia da cui Franco doveva partire per sviluppare il suo racconto.
Franco aveva 44 anni. Da quasi un anno disoccupato. L’azienda per cui lavorava aveva chiuso i battenti per bancarotta, fraudolenta oppure no, non faceva nessuna differenza. Lui a casa senza stipendio e i suoi datori di lavoro in qualche isola tropicale con il malloppo.
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Capitolo VII Nel mondo arabo e dintorni d’altra natura (”A zonzo per il Mediterraneo”)
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
Qui niente nebbia! Caspita, no! Un puro sole che vi entra nel midollo e persone, migliaia di persone che vanno e vengono, si sdraiano per terra, s’addormentano, si siedono nell’acqua, mangiano quel che trovano, bevono nel cavo della mano, saltano sul tranvai senza pagare, vi domandano due soldi, ve ne rubano dieci, vi chiedono non importa che e si beffano di voi nella loro lingua, persone che arrivano dal deserto per cambiare aria o che vi ritornano per vedere se fa meno caldo, che fanno l’amore con le puttane europee o con le figlie di Maometto, con giovani ragazzi o con le capre, indifferentemente, per sentirsi vivere; che alzano la loro veste bianca per pisciare guardandovi con occhio beffardo o per fare, con una gravità da pontefici, le abluzioni rituali; persone che hanno il diritto di entrare nelle nostre chiese e ingravidare le donne bianche ma che vi dissanguerebbero come maiali se vi immaginaste di oltrepassare la soglia delle loro moschee o afferrare una figlia dell’Islam…
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quasi haiku, di Paola Lovisolo
Pubblicato da ac su Novembre 24, 2008
al primo passo
un papavero intatto.
mite la sera.
*
acqua che intima
da serragli di sfingi.
luna postuma.
* continua a leggere
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