di A. Pigliaru
Immaginiamo che lo sguardo sia “come il frugare nel buio di un occhio spirituale il quale cerca di mettere a fuoco la sua visione, nel momento che questo fuoco è raggiunto, ecco, l’oggetto è epifanizzato. E’ appunto con l’epifania che si tocca il terzo, il supremo stadio della bellezza [...].L‘anima, l’identità di un oggetto balzano verso di noi, fuori dai veli dell’apparenza. L’anima dell’oggetto più comune, la struttura del quale ha preso così forma, è stata così calettata, ci appare radiante. L’oggetto compie la sua epifania” [Joyce]. Eccedere il tempo. In un istante. Siamo noi a eccedere o è l’istante ad essere epifanico? C’è un rilievo nello sguardo. Quel particolare sguardo dell’amante per esempio verso l’amato che lo porta fuori dal tempo. È lo sguardo dell’amante che salva se stesso e l’occhio dell’amato.
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agosto 22nd, 2008 → 4:32 pm
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