Scopro piacevolmente su viadellebelledonne Maria Gabriella Canfarelli e su Girodivite queste sue riflessioni
L’operetta nota sotto il nome di Qohelèt (ovvero Ecclesiaste), un saggio ebreo vissuto intorno al III sec. a.C., è una serie di riflessioni disincantate sull’esistenza umana.
L’autore, il cui nome significa “uomo che partecipa all’assemblea” – ekklesiastes – (da ecclesia, assemblea) medita sulla inconsistenza della vita e delle cose, della vanità del sapere e del soffrire, nega ogni valore per cui valga la pena di affaticarsi sempre e comunque “sotto il sole” per l’amore, la sapienza, il potere, la fama, la ricchezza; alla radice di questa visione realistica, il senso della morte, la cancellazione dei giusti quanto degli ingiusti, del dominio del caso e mancanza di nesso tra capacità e successo, impegno e risultati, da che anche l’uomo che ha praticato insegnamenti morali resta insipiente alla comprensione di Dio e al suo disegno.
Il sapiente non dovrebbe affaticarsi a cercare di capire, ciò che Qohelet chiama “la brutta e assurda occupazione”, perché c’è un limite oltre il quale la ragione umana si arresta: “…ho osservato tutte le opere che si fanno sotto il sole e ho concluso che tutto è vanità e occupazione senza senso. Ciò che è storto non si può raddrizzare / né ciò che manca si può contare.// Feci fra me queste riflessioni. (…) la mia mente ha acquistato molta sapienza (…). Ma dopo (…) sono arrivato alla conclusione che anche questa è un’occupazione assurda, perché // “dove c’è molta sapienza c’è molta tristezza, / se si aumenta la scienza, si aumenta il dolore”. Il tempo è scandito dalla “Legge dei momenti”, cui la vicenda umana è sottoposta: “tempo di nascere, tempo di morire, / tempo di piantare, tempo di sradicare, / tempo di uccidere, tempo di curare / tempo di demolire, tempo di costruire” , come di piangere, ridere, per lutto e allegria, per la semina e il raccolto, il guadagno e la perdita.
Solo la morte è irripetibile e vergine, scrive nella poesia “Ecclesiaste, 1-9″ J.L.Borges: “Se mi passo la mano sulla fronte, / se accarezzo le costole dei libri, / (…) / se sforzo l’ostinata serratura / se mi soffermo sulla soglia incerta, /se il dolore incredibile mi annienta, / (…) / se la memoria mi riporta un verso / (…). / Io non posso esuire un gesto nuovo, / tesso e ritesso (..) / dico quello che già altri mi dissero / (…) / In ogni notte si ripete l’incubo. / (…) / Solo una cosa non gustata attendo, / (…) un oro dentro l’ombra, / quella vergine morte”. Leggi il seguito di questo post »