Tutto è vanità

Archivio per Febbraio 2008

Artemisia

Pubblicato da ac su Febbraio 29, 2008

“La nostra povera libertà si lega all’umile libertà di una vergine che nel milleseicentoundici non ha se non quella del proprio corpo integro e non può capacitarsi in eterno di averla perduta.”

Libertà fa rima con vanità, ma in comune hanno solo la rima

Artemisia Gentileschi

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Essere un fiore

Pubblicato da ac su Febbraio 27, 2008

Cosa c’è di più vanitoso di un fiore? Essere un fiore è responsabilità!

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Nessuna vanità

Pubblicato da ac su Febbraio 27, 2008

nell’incontro di Gianna e Marina, ma un darsi reciprocamente

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Premio

Pubblicato da ac su Febbraio 27, 2008

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Della vanità del mondo. Da Qohèlet di Maria Gabriella Canfarelli

Pubblicato da ac su Febbraio 23, 2008

  

Scopro piacevolmente su viadellebelledonne Maria Gabriella Canfarelli e su Girodivite  queste sue riflessioni

L’operetta nota sotto il nome di Qohelèt (ovvero Ecclesiaste), un saggio ebreo vissuto intorno al III sec. a.C., è una serie di riflessioni disincantate sull’esistenza umana.

L’autore, il cui nome significa “uomo che partecipa all’assemblea” – ekklesiastes – (da ecclesia, assemblea) medita sulla inconsistenza della vita e delle cose, della vanità del sapere e del soffrire, nega ogni valore per cui valga la pena di affaticarsi sempre e comunque “sotto il sole” per l’amore, la sapienza, il potere, la fama, la ricchezza; alla radice di questa visione realistica, il senso della morte, la cancellazione dei giusti quanto degli ingiusti, del dominio del caso e mancanza di nesso tra capacità e successo, impegno e risultati, da che anche l’uomo che ha praticato insegnamenti morali resta insipiente alla comprensione di Dio e al suo disegno.

Il sapiente non dovrebbe affaticarsi a cercare di capire, ciò che Qohelet chiama “la brutta e assurda occupazione”, perché c’è un limite oltre il quale la ragione umana si arresta: “…ho osservato tutte le opere che si fanno sotto il sole e ho concluso che tutto è vanità e occupazione senza senso. Ciò che è storto non si può raddrizzare / né ciò che manca si può contare.// Feci fra me queste riflessioni. (…) la mia mente ha acquistato molta sapienza (…). Ma dopo (…) sono arrivato alla conclusione che anche questa è un’occupazione assurda, perché // “dove c’è molta sapienza c’è molta tristezza, / se si aumenta la scienza, si aumenta il dolore”. Il tempo è scandito dalla “Legge dei momenti”, cui la vicenda umana è sottoposta: “tempo di nascere, tempo di morire, / tempo di piantare, tempo di sradicare, / tempo di uccidere, tempo di curare / tempo di demolire, tempo di costruire” , come di piangere, ridere, per lutto e allegria, per la semina e il raccolto, il guadagno e la perdita.

Solo la morte è irripetibile e vergine, scrive nella poesia “Ecclesiaste, 1-9″ J.L.Borges: “Se mi passo la mano sulla fronte, / se accarezzo le costole dei libri, / (…) / se sforzo l’ostinata serratura / se mi soffermo sulla soglia incerta, /se il dolore incredibile mi annienta, / (…) / se la memoria mi riporta un verso / (…). / Io non posso esuire un gesto nuovo, / tesso e ritesso (..) / dico quello che già altri mi dissero / (…) / In ogni notte si ripete l’incubo. / (…) / Solo una cosa non gustata attendo, / (…) un oro dentro l’ombra, / quella vergine morte”. Leggi il seguito di questo post »

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Pubblicato da ac su Febbraio 21, 2008

La mia amica Alivento mi ha promesso di scrivere una poesia sulla vanità da pubblicare qui, nell’attesa pubblico questa che ha vinto un premio. Si intitola:

D’amore vorrei parlare

D’amore vorrei parlare
e di tormento

dice l’albero al vento.
Pressami la giugulare
fammi annegare
il sangue scende a fiotti
non respirare.
C’è altro oltre i tuoi occhi?
chiede l’alba al tempo
C’è altro oltre quell’acqua
che verde brilla e cade?
Aspettami nel sole
fammi liquefare
la cera delle ali
in gocce tiepide di mare.
C’è altro oltre le stelle
che vedo nella notte
di un cielo che di carne
ha il mormorio sensuale?
Splendore della pelle
la bocca da baciare.
C’è altro oltre il respiro
del fango nel pantano
le nuvole di pioggia
il sogno l’aquilone?
Liberami dal filo
lasciami volare
planare dentro il fosso
come rana gracidare.

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Dai CANTI PISANI un frammento del testamento spirituale di Ezra Pound

Pubblicato da ac su Febbraio 19, 2008

Ciò che sai amare rimane, il resto è scoria
ciò che sai amare non ti sarà strappato
ciò che sai amare è il tuo vero retaggio
il mondo, quale? Il mio, il loro
o di nessuno?

Prima venne la vista, poi diventò palpabile
Eliso, fosse pure in quell’antro d’inferno,
ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio
ciò che tu sai amare non ti sarà strappato.
La formica è centauro nel suo mondo di draghi.
Deponi la tua vanità, non è l’uomo
che ha fatto il coraggio, o l’ordine o la grazia,
deponi la tua vanità, dico, deponila!
La natura t’insegni quale posto ti spetta
per gradi d’invenzione o di vera maestria,
deponi la tua vanità,
Paquin, deponila!
Il casco verde tua eleganza offusca.
“Padroneggia te stesso, e gli altri ti sopporteranno”.
Deponi la tua vanità
sei cane bastonato sotto la grandine
tronfia gazza nel sole delirante,
mezzo nero mezzo bianco
tu non distingui fra ala e coda
giù la tua vanità
spregevole è il tuo odio
che si nutre di falso,
deponi la tua vanità,
sollecito a distruggere, avaro in carità,
deponi la tua vanità
dico, deponila!
Ma avere fatto piuttosto che non fare
questa non è vanità
aver bussato, discretamente,
perché un Blunt ti apra
avere colto dall’aria una tradizione viva
o da un occhio fiero ed esperto l’indomita fiamma
questa non è vanità.
L’errore sta tutto nel non fatto,
sta nella diffidenza che tentenna…

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Strappa la vanità

Pubblicato da ac su Febbraio 19, 2008

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