Tutto è vanità

Archivio per Gennaio 2008

Barbie

Pubblicato da ac su Gennaio 31, 2008

L’ho pagata quello che vale
La strucco con l’acetone
È dell’ottanta si capisce perché ride
Adesso le fanno ammutolite.
L’espressione mi ha preso fra tutte.

Sul lavandino le lavo
le gambe scivolose
il pube disegnato con la biro
la testa si rivolta mentre la striglio.
Asciutta
coperta dai vestiti dell’altra
la sua gloria si farà in un’ora
l’aspetta il successo frastornante
gli applausi gli amanti
della mia mente.

Barbie di Jacopo Bosio trovata qui

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La sedia vanitosa

Pubblicato da ac su Gennaio 31, 2008

Avreste mai pensato che anche una sedia potesse essere vanitosa? no? Leggete qui

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La rivista «Atelier» sta per varare una nuova collana di poesia

Pubblicato da ac su Gennaio 4, 2008

Scrive Marco Merlin

“sono piuttosto amareggiato dall’atteggiamento (che rappresenta pressoché la norma, ed è tutto dire) di chi viene, riceve, ringrazia e si rifà sentire solo quando gli si presenta un’altra occasione per PRETENDERE attenzione. Se tutti gli autori pubblicati sulle nostre pagine in questi anni si fossero abbonati anche solo una volta, vi assicuro che ora avremmo un catalogo due o tre volte quello attuale”

Penso che  i poeti siano quasi tutti dei vanesi,  quasi tutti pretendono attenzione ma non sono diposti a darne. Quasi, ma non tutti, per fortuna.

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Dell’ermetica vanità di Marina Minet

Pubblicato da ac su Gennaio 4, 2008

Figliata con l’avvento delle rondini
a maggio.
Allo strascico di diligenze orfane d’intento
lo sguardo la sorprese in bianco
svenata di menzogne
riflesse allo specchio delle grazie.

Giungano gli occhi della massa a darle stampo;
numero di fila al banco dei pegni dell’olimpo
ad aprirle le guance molestate dai digiuni
nel coscienzioso delirio d’aggraziarsi venere.
E non sia più grano la finezza sotto i denti
quando oltrepasserà gli elogi delle norme
ad orientarsi idonea.

Partorita con le arterie trattenute in scarse ipotesi.
Distratta in movenze d’oscillamenti avversi
poi sfacciati;
come i refusi degli ingordi
che nel giunco
assottigliati s’addensano pilastro,
appoggio appariscente alla nausea di ruspe distruttrici
di sì e di come
in tre giorni si rinasce intatti.

Potrebbe ora.
Se di legno s’intagliasse l’immodestia a più razioni.

Basterebbe colloquiarsi l’esistenza
in misura al gusto di nostalgia del seno allontanato.
Ma freddo crollerà l’impegno
che risolverà le spoglie in piedistalli chini.
La vita si farà esigenza;
ramo da proseguire in raccolti senza arature.
E non sarà più tempo di metropolitane
né di polpacci in posa.
- che siano solamente arti
queste disarmonie di ristrettezze
senza costrizioni -

Basterebbe governarsi carni come patrimoni
lusingarle d’insolenza banchettata in finta
per eluderla delusa.
E che non sia
né appaia
visione di lineamenti
usurpati all’estro d’occhi compiaciuti.

Preludi d’interezza da archiviare
Vedranno scarpe smesse.
Il vuoto degli aromi poi l’inghiottirà
e a scippo di logica
in lei
faranno digiuno.
Le orazioni di primo mattino
saranno ravvedimenti da replicare vegeti
nell’astinenza al sé.

Lei
eucaristia cessata
di messe
conquisterà le ceneri
e sarà corpo intatto
da scandire a più stagioni

Marina Minet

da http://www.poetilandia.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2776&Itemid=48

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